26) Fejt. Da guerra classica a guerra ideologica.
Franois Fejt (n. 1910), intellettuale ungherese di origine
ebraica, si convert prima al cattolicesimo, poi al comunismo ed
infine alla socialdemocrazia. Rifugiatosi in Occidente,  autore
di molte pubblicazioni, fra le quali si distingue per originalit
e profondit di analisi Requiem per un impero defunto (1988) in
cui egli affronta il tema della dissoluzione dell'Impero Austro-
ungarico..
In questa lettura egli afferma che la Prima Guerra Mondiale,
partita come guerra classica (scontro fra le Potenze per un
diverso equilibrio dei rapporti di forza), si trasform poi in una
guerra ideologica e questa trasformazione si verific soprattutto
in Francia.
F. Fejt, Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo
austro-ungarico.

 Guerra classica, la cui unica novit consistette nel carattere
massiccio, senza precedenti, degli effettivi e degli armamenti
messi in azione.
Tuttavia, nel corso della guerra - che si impantan pi di una
volta su dei punti morti, dai quali si usciva tradizionalmente con
il negoziato o il compromesso - si present una idea inedita:
quella della vittoria totale, a tutti i costi. Si trattava non pi
di costringere il nemico a cedere, a indietreggiare, ma di
infliggergli delle piaghe incurabili; non pi di umiliarlo, ma di
distruggerlo. Questo concetto della vittoria totale condannava a
priori al fallimento qualunque ragionevole tentativo di mettere
fine, con un compromesso, a un inutile massacro. Cambi la guerra
non soltanto quantitativamente, ma anche, per adoperare il
concetto hegeliano, qualitativamente. L'idea non era nata soltanto
per l'esasperazione dei capi militari di fronte al fallimento o
alla paralisi di battaglie che essi avevano ritenuto decisive. N
proveniva dai gabinetti dei diplomatici, dalle cancellerie.
Sembrava levarsi dalle profondit popolari. Aveva un accento quasi
mistico. Era ideologica. Consisteva nel demonizzare il nemico,
fare della guerra di potenza una guerra metafisica, una lotta tra
il Bene e il Male, una crociata. Essa nacque in Francia, come
prolungamento, proiezione su una dimensione nazionale della guerra
civile che portavano avanti, dal 1793, le due Francie: quella che
non aveva mai perdonato la decapitazione di Luigi sedicesimo e
dell'Austriaca, il Terrore, la Francia dei difensori della Chiesa,
dell'autorit, dei privilegi; e la Francia erede della Repubblica
giacobina antimonarchica e anticlericale, e che la guerra incitava
a condurre a termine, sul piano nazionale e su quello
internazionale, l'opera interrotta dalla Grande Rivoluzione.
Certamente questa Francia repubblicana, di sinistra, missionaria
del libero pensiero, del progresso, aveva gi guadagnato le
battaglie della separazione tra stato e Chiesa, quella degli
inventari, della rottura con la Santa Sede, la lotta contro le
congregazioni, l'affare Dreyfus, la scuola laica. Ma Marcelin
Berthelot, il grande chimico, padre del diplomatico Philippe, che
Lon Bourgeois si prese come ministro, aveva gridato forse un po'
troppo presto vittoria allorch aveva affermato che era chiaro
come il giorno che il cristianesimo  morto e stramorto. Il
tessuto profondo della Francia dei comitati repubblicani, dei
liberi pensatori, non occupava ancora l'intero terreno, e anche
dopo che le elezioni del 1906 ebbero plebiscitariamente eletto la
sinistra, il clero non disarm, continuando valorosamente la
battaglia di retroguardia contro il mostro bicefalo, la coppia
infernale giudeo-massonica, alla quale i benpensanti aggiungevano
come terzo compare il protestantesimo. L'antisemitismo cattolico
degli anni 1880 fu un fenomeno di massa, ma non fu che il facile
pretesto per fustigare i valori e le tradizioni repubblicane,
denunciate come fonti diaboliche della corruzione della Francia da
Edouard Drumont, dai quotidiani Libre Parole, La Croix, Le
Plerin, dagli assunzionisti.
La sinistra, che si era organizzata nel 1901 nel partito radicale
e radical-socialista, sapeva che, se aveva vinto delle battaglie,
era ancora lontana dall'aver vinto la guerra. Il che era provato
anche dall'apparizione di tutta una costellazione di intellettuali
cattolici di grande classe, come Lon Bloy, Huysmans, Claudel,
Francis Jammes, Pguy, Barrs, Bourget, per non citarne che
alcuni. Per questo motivo la vigilanza della sinistra si espresse
nella creazione di una serie di organismi militanti quali la Lega
per i diritti dell'uomo, la Lega per l'insegnamento, e nella
penetrazione in seno delle logge massoniche (vi ritorneremo
sopra), un tempo dominate da repubblicani moderati.
Tuttavia, l'arrivo al potere in Francia del Partito radicale segn
l'apogeo della ideologia repubblicana. Si intenda il termine
ideologia nel senso di sistema globale d'interpretazione
storico-politico del mondo, nel quale la lotta contro i principi
nemici - il clericalismo, cio la Chiesa, e il dispotismo, ovvero
le monarchie - occupava una posizione centrale. Questa ideologia
fu un singolare miscuglio di razionalismo ereditato dal secolo dei
Lumi e di storicismo romantico (neo-manicheo).
I repubblicani, tra il 1900 e il 1914, rappresentarono il primo
partito politico della Francia: duecentocinquanta eletti su
cinquecento. A quell'epoca, essere repubblicano, radical-
socialista, nella maggioranza dei casi non significava soltanto
fare parte di un gruppo parlamentare, ma essere il combattente
sempre al servizio di una visione del mondo, di un clericalismo a
rovescio, in cui costantemente vi era in sottofondo il ricordo
dell'esplosione del 1793. La scuola repubblicana - dice Touchard
- questa scuola che ha venti anni nel 1900,  stata un possente
fattore d'integrazione sociale e di unificazione ideologica. Il
repubblicano era un patriota, le cui idee trascendevano i limiti
della patria per abbracciare l'universo. Di qui, un fanatismo che
corrispondeva a quello di monsignor Delamare che scriveva nel
1903: Il massone, ecco il vero nemico, ma che per partito preso
attestava solennemente la propria tolleranza, rivendicata dalla
sinistra come uno dei valori ereditati dal secolo dei Lumi. Guerra
ideologica, guerra fanatica... Alain Besanon ha certamente
ragione quando afferma che le democrazie, una volta che le si 
fatte entrare in guerra, sono feroci, perch esse pensano di avere
assolutamente ragione e che i propri avversari hanno assolutamente
torto.
Furono i repubblicani a vincere le elezioni del 1914. Al momento
in cui scoppia la prima guerra mondiale, essi avevano gi
conquistato le campagne, le classi medie, avevano battuto la
grande borghesia che aveva perduto il suo monopolio politico pur
mantenendo ancora delle forti posizioni (il grande borghese
Poincar aveva detto, in privato, che decapitando Luigi sedicesimo
i francesi avevano decapitato il proprio padre).
Ma tale era la forza della pressione repubblicana che persino i
rappresentanti della grande borghesia prendevano le difese del
regime contro la pressione clericale. A testimonianza di ci, si
prenda la posizione di Poincar nella crisi dell'affare Dreyfus o
la sua difesa di Waldeck-Rousseau. Alla vigilia della guerra, i
repubblicani controllavano la stampa, si battevano per una scuola
laica e gratuita. Essi sono gli eredi della Rivoluzione, e
vogliono spingere il proprio vantaggio fino in fondo:
repubblicanizzare l'Europa . Eccoci giunti al cuore del nostro
problema.
Perch  precisamente qui che tocchiamo l'idea nuova: come
repubblicanizzare l'Europa? I radicali pensavano alla Germania, ma
non dimenticavano che in Germania vi erano anche dei protestanti e
dei massoni. Mentre il nemico tradizionale l'Austria-Ungheria,
incarnava insieme monarchia e cattolicesimo. Come
repubblicanizzare l'Europa senza costringere l'Austria a cambiare
tanto il proprio regime che la propria fede?.
Non bastava come obiettivo ideale recuperare l'Alsazia-Lorena,
prendersi la rivincita su Sedan: il grande disegno offerto
dall'lite politica ed intellettuale ai soldati delle trincee era
di estirpare dall'Europa le ultime vestigia del clericalismo e del
monarchismo, e questo ignorando o fingendo di ignorare il processo
di liberalizzazione accelerato al quale si era assistito in
Germania e in Austria-Ungheria dalla fine del secolo. Fu questo il
grande disegno che spinse i repubblicani radicali alla sacra
unione con elementi nazionalisti, revanscisti, di destra, e a
prestare orecchio agli emigrati delle nazioni e delle nazionalit
della monarchia austro-ungarica che portavano la loro (falsa)
testimonianza da esperti sullo stato d'oppressione quasi
coloniale al quale i loro compatrioti sarebbero stati sottoposti
da parte degli austriaci, degli ungheresi, dei tedeschi e di altri
ancora...
F. Fejt, Requiem per un impero defunto. La dissoluzione del mondo
austro-ungarico, Mondadori, Milano, 1991, pagine 316-320.
